La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas, il report statistico nazionale 2026, fotografa la condizione delle 282.539 persone accompagnate nel corso del 2025. Tra queste, oltre 152mila sono di origine straniera, provenienti da 175 paesi diversi. Un numero che racconta la dimensione del bisogno e la sua composizione sempre più articolata e che impone una lettura dei profili, delle vulnerabilità e delle traiettorie di chi arriva in Italia portando con sé fragilità già radicate o maturate nel percorso migratorio.

Il 56,7 per cento delle persone accompagnate dalla rete Caritas nel 2025 è di nazionalità straniera, una quota che si conferma strutturalmente maggiore rispetto ai cittadini italiani (41,6 per cento), pur con forti differenze territoriali. Al Nord la presenza straniera supera il 60 per cento dell’utenza, mentre nel Mezzogiorno i rapporti si invertono:gli italiani rappresentano il 62 per cento degli assistiti, nelle Isole il 65,4 per cento.

Le prime dieci nazionalità per presenza sono Marocco, Perù, Romania, Nigeria, Ucraina, Tunisia, Albania, Senegal, Pakistan ed Egitto. La comunità marocchina è la più numerosa in assoluto, con oltre 26mila persone, e rappresenta il 17 per cento di tutti gli stranieri incontrati dalla rete. Particolarmente significativa è la crescita della comunità peruviana, che si conferma al secondo posto con 12.295 persone: nel 2022 occupava la settima posizione, a testimonianza di una vulnerabilità economica in rapida espansione tra una collettività tradizionalmente inserita nel lavoro di cura e assistenza. Prosegue invece il calo della componente ucraina, scesa da circa 10.700 a 8.800 presenze in un anno solo. Un segnale che potrebbe indicare una stabilizzazione progressiva di questi cittadini, spesso arrivati in Italia dopo il 2022 in seguito all’invasione russa, oppure uno spostamento verso altri circuiti di assistenza.

Sul piano della composizione per genere, gli stranieri mostrano una distribuzione squilibrata a seconda della provenienza. Le comunità con forte prevalenza femminile, Ucraina (83,9 per cento donne), Georgia (89,8 per cento), Moldavia (78,3 per cento), Repubblica Dominicana (78,2 per cento), Filippine (70,3 per cento), Perù (64,9 per cento), coincidono storicamente con le nazionalità più coinvolte nel lavoro domestico e di cura, un settore che espone le lavoratrici a condizioni di precarietà e isolamento. All’opposto, le comunità con prevalenza maschile provengono principalmente da Africa subsahariana e Asia meridionale: Afghanistan (90 per cento uomini), Somalia (90,1 per cento), Gambia (92,7 per cento), Mali (94,2 per cento), Pakistan (87 per cento), Bangladesh (83,6 per cento). Si tratta spesso di persone giovani, in transito o nelle prime fasi di un percorso migratorio ancora instabile.

La quota di chi dispone di un regolare permesso di soggiorno è scesa dal 64,9 per cento del 2023 al 61 nel 2025, mentre la percentuale di persone in condizione di irregolarità giuridica ha raggiunto il 21,9 per cento. Le persone prive di titolo di soggiorno provengono principalmente da Marocco, Perù, Tunisia, Nigeria, Romania, Albania, Egitto, Ucraina e Pakistan. Questo quadro restituisce una popolazione straniera che si confronta quotidianamente con l’instabilità del proprio status giuridico, un elemento che condiziona in modo diretto l’accesso ai servizi, alle misure di sostegno al reddito e al mercato del lavoro regolare.

L’età media degli stranieri accompagnati è di 42,9 anni, contro i 55,3 anni degli italiani. Oltre la metà degli assistiti stranieri si concentra nelle fasce 18-34 e 35-44 anni, mentre gli ultrasessantacinquenni rappresentano appena il 7,5 per cento del totale, contro il 26,3 per cento tra gli italiani. Si delineano così due profili di vulnerabilità profondamente diversi: una povertà italiana sempre più anziana, legata a pensioni insufficienti, solitudine e fragilità sanitarie, una povertà straniera più giovane, spesso connessa a precarietà lavorativa, instabilità abitativa e percorsi migratori ancora incompiuti.

Sul piano occupazionale, gli stranieri mostrano una quota di disoccupazione più elevata della media nazionale (50,4 per cento contro 47,3), ma anche una quota di occupati superiore (29,4 per cento contro il 17,4 degli italiani). Quest’ultimo dato riflette la realtà del lavoro povero: molti stranieri lavorano, ma in condizioni di precarietà tali da non uscire dalla soglia del bisogno.

La questione abitativa colpisce in misura particolarmente intensa la componente straniera. Il 28 per cento degli assistiti stranieri vive in grave esclusione abitativa, contro il 14,8 degli italiani.

Un elemento che emerge dal report riguarda l’accesso alle misure di protezione sociale. Solo il 14,6 per cento degli assistiti percepisce l’Assegno di Inclusione, con una distribuzione che penalizza fortemente i cittadini stranieri rispetto agli italiani, a causa dei requisiti categoriali legati alla composizione familiare.

Come sottolinea il report, la povertà non è più una condizione transitoria, ma una realtà che tende a protrarsi: anche tra gli stranieri cresce la quota di persone seguite da anni, a conferma che l’emergenza si è ormai trasformata in condizione ordinaria.

Qui potete scaricare il Rapporto 2026