È una rete che cresce: i dati della XXIV edizione del Rapporto annuale sul Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai), presentati nella sede nazionale dell’Anci a Roma, restituiscono l’immagine di un sistema che nel corso degli anni ha saputo strutturarsi in modo stabile sul territorio nazionale, diventando il principale modello italiano di accoglienza diffusa per richiedenti asilo, rifugiati e categorie vulnerabili.
Al 31 dicembre 2025 i progetti attivi nella rete Sai sono 867, distribuiti su 732 enti locali titolari, tra cui 643 Comuni, 15 Province, 25 Unioni di Comuni e 49 altri enti come aziende sociali consortili e distretti sanitari. Dato significativo: il 44,3 per cento di questi progetti è attivo da oltre dieci anni, segnale di un radicamento strutturale e non emergenziale dell’accoglienza sul territorio.
I posti finanziati complessivamente ammontano a 44.209, in crescita dell’8,3 per cento rispetto al 2024. I posti attivi a fine anno sono 41.289 (+6,7 per cento), così ripartiti: 33.885 per l’accoglienza ordinaria, 6.646 per minori stranieri non accompagnati e 758 per beneficiari con bisogni sanitari specifici. Delle 7.571 strutture di accoglienza censite, 6.749 sono appartamenti, pari all’89,1 per cento del totale, una scelta che il Rapporto definisce “la soluzione migliore per la realizzazione del percorso di inclusione sociale”.
La rete Sai coinvolge 1.991 Comuni, pari al 25 per cento di tutti i Comuni italiani, nei quali risiede oltre la metà dell’intera popolazione nazionale. Tra i Comuni aderenti si contano oltre 1.100 piccoli centri con meno di 5.000 abitanti, e il 93 per cento dei Comuni con più di 100.000 abitanti. Un modello che dimostra come l’accoglienza diffusa, lontana dalla concentrazione nei grandi centri urbani o nei grandi centri di raccolta, sia praticabile e sostenibile su scala nazionale.
Nel corso del 2025 sono state accolte all’interno del sistema Sai 55.779 persone. La popolazione accolta è prevalentemente giovane: quasi il 90 per cento ha meno di 41 anni. Le donne rappresentano il 26,2 per cento del totale. I minori presenti nel sistema sono complessivamente 14.829.
Il Rapporto segnala anche la presenza di profili di vulnerabilità significativi: il 3,8 per cento dei beneficiari presenta disagio mentale, il 3,5 per cento è vittima di tortura o violenza, il 3,2 per cento di tratta. Tra le donne queste percentuali salgono rispettivamente al 5,9 e al 7,9 per cento. Il 9,5 per cento dei minori non accompagnati arriva in condizioni di fragilità.
Dei 19.307 beneficiari usciti dal sistema nell’anno, il 61,6 per cento ha completato con successo il proprio percorso di inserimento. Un dato che misura non solo la capacità ricettiva del sistema, ma la sua efficacia come strumento di integrazione concreta.
Alla presentazione del Rapporto erano presenti, tra gli altri, Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e delegato Anci all’Immigrazione, il prefetto Rosanna Rabuano, capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, e Nicola Pasini, segretario generale della Fondazione Ismu.
D’Alberto ha sottolineato come il Rapporto non rappresenti soltanto una fotografia della situazione attuale, ma indichi anche la direzione da seguire: alcune delle indicazioni emerse dovranno essere portate nel dibattito parlamentare in corso sull’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il Ministero dell’Interno ha annunciato l’intenzione di ampliare ulteriormente il Sai; per Anci la priorità sarà garantire la sostenibilità della rete già esistente, rafforzando le alleanze istituzionali nei settori chiave dell’inserimento lavorativo, dell’accesso alla casa, dell’assistenza sanitaria e della documentazione amministrativa.
A fine 2025 i posti in Piemonte sono 2.613, in provincia di Alessandria 171 di cui 24 per minori stranieri non accompagnati.
Qui potete scaricare il Rapporto Annuale Sai






