Nel 2025 i migranti che hanno attraversato il mare per raggiungere l’Europa hanno pagato ai trafficanti tra 388 e 509 milioni di dollari. È la stima diffusa nei giorni scorsi dall’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, che insieme a un nuovo rapporto sugli aspetti finanziari del traffico di migranti fotografa un business in cui il Mediterraneo centrale, la rotta che porta in Italia e a Malta, occupa il primo posto per numero di persone coinvolte e per costo della traversata.
Secondo l’Osservatorio Unodc sul traffico di migranti, nel 2025 tra 190 mila e 209 mila persone sono state oggetto di reati di traffico lungo le quattro principali rotte marittime verso l’Europa. Il numero più alto si registra sul Mediterraneo centrale (84.000-100.400 persone), seguito dal Mediterraneo orientale (48.400-51.300), dall’Atlantico nord-occidentale (33.000) e dal Mediterraneo occidentale (24.500). Nella definizione dell’agenzia, il Mediterraneo centrale comprende le traversate da Libia, Tunisia, Turchia e Algeria verso Italia e Malta.
Non tutti quelli che partono si affidano ai trafficanti: l’Unodc stima che sulla rotta centrale sia stato “trafficato” tra il 72 e l’86 per cento di chi è partito. E il dato va letto anche in prospettiva: nel 2023, sulla stessa rotta, le persone trafficate erano state tra 175 mila e 228 mila, per un valore stimato tra 290 e 370 milioni di dollari.
Il rapporto, basato su un’indagine condotta dall’Oim nel 2025, mostra differenze nette tra le rotte. Sul Mediterraneo centrale il 45 per cento dei migranti ha dichiarato di aver pagato più di 7.500 dollari, una cifra che l’Unodc collega al traffico “multimodale” dall’Asia meridionale, che combina voli e traversata. Sull’Atlantico nord-occidentale, invece, il 57 per cenot ha speso meno di 1.000 dollari. I trafficanti possono incassare 170 dollari a persona sulla rotta atlantica e fino a 7.500 su quella dalla Turchia all’Italia.
Il documento cita anche casi concreti: in uno del 2017, migranti portati in aereo in Nord Africa e poi via mare verso l’Europa meridionale hanno pagato circa 3.250 dollari, di cui 540 in anticipo e il resto all’arrivo a un organizzatore libico. Un’altra ricerca descrive cittadini bengalesi, diretti in Italia passando per il Golfo e la Libia, usati come corrieri di contante: ciascuno riceveva circa 500 dollari da consegnare a un agente a Dubai.
Dietro le cifre c’è il costo umano. In un caso del 2025, gli investigatori hanno trovato sui telefoni dei sospettati video di migranti torturati in Libia, usati per costringere le famiglie a saldare subito l’intera tariffa (circa 4.100 dollari, inizialmente pagabile all’arrivo in Europa) più riscatti aggiuntivi di circa 6.300 dollari. Nel complesso, tra quanti sono partiti via mare nel 2025, 104.200 persone sono state intercettate e riportate indietro e 3.404 sono morte o risultano disperse.
Il rapporto sottolinea quanto sia difficile seguire il denaro. Tre quarti dei migranti intervistati sulle rotte marittime hanno pagato in contanti, solo il 10 per cento con bonifico bancario, il 4 per cento in natura e un altro 4 per cento tramite servizi di trasferimento formali o informali come l’hawala. Il ricorso al bonifico sale a circa uno su quattro tra i migranti dell’Asia meridionale. Sul fronte del riciclaggio, i proventi finiscono in immobili, attività commerciali, società di comodo e beni di lusso. Secondo i dati raccolti dal Gruppo d’azione finanziaria Internazionale, in media meno del 5 per cento delle indagini per traffico di migranti porta a un’indagine per riciclaggio.
Da qui l’invito dell’Unodc a rafforzare le indagini finanziarie parallele e a riconoscere il traffico di migranti come reato ad alto rischio di riciclaggio. Per l’Italia, principale approdo della rotta più costosa, è un tema che riguarda non solo il controllo delle frontiere, ma anche la tutela delle persone che arrivano e che vengono accolte sui territori.
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