Si è svolta il 27 ottobre al Teatro Orione di Roma la presentazione del 36esimo Dossier Statistico Immigrazione, realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con il Centro Studi e rivista Confronti e l’Istituto di Studi Politici S. Pio V, con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa Valdese. I lavori sono stati coordinati da Claudio Paravati, direttore del Centro Studi Confronti.
Il presidente di Idos, Luca Di Sciullo, ha aperto l’incontro con una critica netta al Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso giugno dopo un percorso durato dieci anni. Secondo Di Sciullo, il Patto si fonda sulla cosiddetta “finzione di non ingresso”, un meccanismo giuridico che consente di considerare il richiedente asilo come non ancora entrato nel territorio europeo anche quando vi si trova fisicamente. “Le frontiere sono state smaterializzate, de-ubicate, in modo da poterle giuridicamente porre ovunque – ha spiegato – La frontiera, il migrante non la sorpassa mai. Perché la frontiera se la porta addosso”. Un passaggio ulteriore, a suo giudizio, rispetto all’esternalizzazione dei controlli verso Paesi terzi, che rischia di aggirare il principio di non respingimento.
Grazia Naletto, responsabile dell’area migrazioni e lotta al razzismo di Lunaria Aps, ha sottolineato il valore del Dossier come strumento per misurare la distanza tra la realtà del fenomeno migratorio e la sua rappresentazione. “Il vero problema non sono le migrazioni, ma il loro racconto”, ha affermato, denunciando un discorso pubblico che alimenta stereotipi e informazioni fuorvianti. Naletto ha richiamato le radici storiche del razzismo in Italia, dal passato coloniale alle leggi razziali, e ha parlato apertamente di razzismo istituzionale: non basta contrastare i comportamenti individuali, ha spiegato, occorre rimuovere gli elementi strutturali che impediscono a persone migranti, rifugiate e con background migratorio di godere di pari diritti e pari opportunità.
Sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio è intervenuto Nicola Cocco della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm). Le evidenze raccolte, ha spiegato, mostrano un rapido peggioramento della salute mentale delle persone trattenute già nei primi sei mesi di detenzione. Cocco ha descritto i Cpr come luoghi “patogeni”, più orientati a sedazione e controllo che alla cura, paragonandoli alla realtà manicomiale.
A ricordare le storie dietro le statistiche è stata la scrittrice Liliana Nechita, autrice di Ciliegie amare (Fve, 2026), che ha raccontato la propria esperienza di emigrazione, segnata da dolore e umiliazioni comuni a molte donne. “Il vero razzismo non è solo contro il colore della pelle, ma quello contro i poveri”, ha detto, aggiungendo di non essere riuscita davvero a superare la frontiera “nemmeno dopo vent’anni”.
In chiusura, Paolo De Nardis, presidente dell’Istituto S. Pio V, ha definito il Dossier una grande impresa intellettuale e scientifica, invitando il mondo della ricerca ad aggiornare i propri strumenti per misurarsi con la realtà vissuta.
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