immagine da Sala Stampa Unicef

Un progetto che vuole cambiare il modo in cui l’Italia protegge i minori stranieri non accompagnati e le persone migranti più fragili: si chiama Protect+ ed è stato lanciato ufficialmente dall’Unicef insieme al Ministero dell’Interno, con il sostegno del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) 2021-2027. L’obiettivo è quello di costruire un sistema di accoglienza più capace di riconoscere per tempo le situazioni di vulnerabilità e di offrire risposte coordinate, efficaci e rispettose dei diritti di chi arriva in Italia dopo percorsi spesso segnati da violenza, povertà e instabilità.

Chi tutela Protect+
Al centro del programma ci sono le categorie che più faticano a trovare protezione adeguata nell’attuale sistema: i minori stranieri non accompagnati, i giovani che hanno appena compiuto diciotto anni e rischiano di cadere in una zona grigia tra la tutela riservata ai minorenni e quella degli adulti, le famiglie con bambini e le donne rifugiate o migranti che hanno subìto, o sono a rischio di subire, violenza di genere. Per ciascuno di questi gruppi, il progetto intende garantire percorsi di presa in carico personalizzati, dal momento dell’arrivo fino all’inserimento nei servizi del territorio.

Il cuore operativo di Protect+ è una rete di case manager, figure professionali specializzate, che saranno attive nelle principali aree di sbarco e nelle città di destinazione. Il loro compito è identificare precocemente i segnali di vulnerabilità, orientare le persone verso i servizi giusti e monitorare nel tempo l’andamento della presa in carico, anche quando le persone vengono trasferite da una struttura all’altra.

Le Prefetture coinvolte sono quelle di Agrigento, Trapani, Ragusa, Catania, Siracusa, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Torino, Bologna e Milano, dieci territori scelti perché rappresentano i principali nodi del sistema di arrivo e accoglienza in Italia. Il progetto punta inoltre a rafforzare i cosiddetti Tavoli territoriali per le vulnerabilità, spazi di coordinamento tra prefetture, servizi sociali e sanitari, tribunali per i minorenni, tutori volontari e organizzazioni della società civile. Un lavoro di sistema, insomma, che va oltre la singola struttura di accoglienza.

Le ambizioni del programma si misurano anche in cifre: oltre 45 mila persone vulnerabili raggiunte direttamente, e più di 3.000 professioniste e professionisti del settore formati e aggiornati sulle procedure di protezione.