Nel 2025 il sistema antitratta italiano ha intercettato 3.520 persone, il 46,8 per cento in più rispetto al 2021. Per la prima volta gli uomini superano le donne e il lavoro forzato supera lo sfruttamento sessuale. È il quadro del rapporto Istat La tratta di esseri umani in Italia. Anni 2021-2025, pubblicato il 29 ottobre. Il Piemonte, terzo per numero di casi nel 2021, scivola al quinto posto con una crescita quasi nulla.

Il rapporto analizza i dati del Sirit, il sistema informativo della Rete italiana antitratta del Dipartimento per le Pari Opportunità, insieme a quelli dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia. In cinque anni la quota di uomini tra le persone registrate passa dal 26,1 al 52,5 per cento: gli uomini quasi triplicano (da 625 a 1.848), mentre le donne calano da 1.697 a 1.564. Tra le 1.964 vittime formalmente identificate nel 2025 i maschi sono 966 e le femmine 915.

Dietro questo dato c’è un cambiamento nel tipo di sfruttamento. Sui casi accertati quello lavorativo sale dal 32,7 al 58,1 per cento, quello sessuale scende dal 62,8 al 34,3 per cento. L’Istat avverte però che lo sfruttamento sessuale potrebbe non essere diminuito davvero, ma essersi spostato in forme indoor e online più difficili da intercettare. L’Indagine Istat sulla sicurezza delle donne aggiunge un elemento: il 3,2 per cento delle straniere tra 16 e 75 anni, oltre 65mila donne, non ha scelto liberamente di venire in Italia.

Il cambiamento pesa anche sui servizi. Gli uomini sfruttati sul lavoro non cercano tanto un posto in una casa di accoglienza, quanto assistenza legale, il recupero delle retribuzioni non pagate e un permesso di soggiorno. Anche per questo la quota di persone prese in carico in un programma di protezione scende dal 29,2 al 23,7 per cento.

L’agricoltura assorbe quasi la metà dei casi di sfruttamento lavorativo (47,6 per cento), seguita dall’edilizia (14,6 per cento) e dal comparto alberghiero-turistico (8,7 per cento). Cambiano anche le provenienze: la Nigeria, che nel 2021 rappresentava il 57,8 per cento delle persone registrate, scende al 18,2, mentre il Bangladesh passa da 55 a 544 casi. Crescono anche Marocco, Tunisia, India ed Egitto.

Un dato merita particolare attenzione: nel 2025 compare per la prima volta tra le modalità di reclutamento il visto per lavoro previsto dal decreto flussi, con 342 casi. Gli arrivi in aereo quasi quadruplicano (da 216 a 841). Lo sfruttamento, osserva l’Istat, passa sempre più spesso per canali di ingresso formalmente regolari.

Le prime cinque regioni concentrano il 59,4 per cento dei casi. La Sicilia diventa la prima (da 190 a 550 persone, +189,5 per cento), davanti a Emilia-Romagna (437), Lombardia (424) e Veneto (374). Il Piemonte, terzo nel 2021 con 286 casi, arriva a 307 e scende al quinto posto: +7,3 contro il +46,8 per cento nazionale.

Cambiano anche i canali di segnalazione. Le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale restano il primo canale, ma il loro peso scende dal 35,4 al 18,6 per cento. Crescono invece l’accesso autonomo (da 308 a 513 casi), le segnalazioni di amici e conoscenti e quelle degli avvocati (da 10 a 155). I minorenni registrati passano da 47 a 174, in gran parte sedicenni e diciassettenni.
Sul fronte del contrasto, nel 2025 le persone segnalate dalle Forze di polizia per tratta sono 2.428, per l’80,7 per cento uomini e per il 46,5 per cento italiani. I condannati con sentenza definitiva sono 458.