Entra nella fase conclusiva la sesta edizione del Festival dell’Accoglienza, la rassegna promossa dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino che dall’11 settembre anima Torino e altri luoghi del Piemonte. Fino al 30 ottobre restano in calendario alcuni degli appuntamenti più attesi di un programma che, nel complesso, conta oltre cento eventi e più di 250 ospiti, sotto il titolo La mitezza è disarmante. Un’altra idea di coraggio.
La scelta del tema, spiega il responsabile dell’iniziativa Sergio Durando, nasce dall’osservazione di un clima sempre più segnato da modi di comunicare e relazionarsi violenti, aggressivi, “urlati”, a ogni livello: dai rapporti tra singoli a quelli tra intere comunità. Un clima in cui le questioni da affrontare finiscono spesso per trasformarsi in terreno di divisione e sopraffazione, invece che in occasioni di dialogo e confronto costruttivo. Un’analisi che riguarda da vicino anche il dibattito pubblico sulle migrazioni, dove la polarizzazione rischia di oscurare la complessità dei fenomeni e le esperienze concrete di accoglienza e inclusione.
Si sono alternati finora dibattiti, teatro, musica, cinema, mostre e laboratori su accoglienza, giustizia, diritto umanitario, multiculturalità e fede. Tra gli incontri già svolti, quello sul governo della paura e sulla costruzione della fiducia con il prefetto Franco Gabrielli e la sociologa Chiara Saraceno, la riflessione sul diritto nell’epoca delle guerre con Nico Piro, Pirous Fateh-Moghadam e Anna Foa, e il dialogo su società plurale e diritto tra Gustavo Zagrebelsky e Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Ampio spazio anche al dialogo tra mondo cristiano e islamico, con lo spettacolo Simeone e Samir e le voci delle religiose impegnate nei Paesi del Nordafrica.
Il dialogo interreligioso torna protagonista il 19 ottobre con l’arcivescovo siro-cattolico di Homs, Jacques Mourad, che presenta Chi ha paura delle identità multiple? Da Damasco all’Europa, una risposta alle ricette populiste della separazione. Il 21 ottobre è la volta di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società Missioni Africane, con il libro Scelgo di non odiare.
Il 29 ottobre, a ridosso della chiusura, il cardinale Roberto Repole, la saggista Gabriella Caramore e il giornalista Mario Calabresi discutono della mitezza come antidoto all’aggressività nell’incontro Beati i miti perché erediteranno la terra.
Il Festival è un progetto della Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino, con la Diocesi di Torino e l’Associazione Generazioni Migranti, e ha il patrocinio, tra gli altri, di Regione Piemonte, Città metropolitana e Città di Torino. Un’esperienza che, per il territorio piemontese e anche per realtà come quella alessandrina, rappresenta un punto di riferimento nel costruire una narrazione dell’accoglienza fondata sull’ascolto e sul confronto.
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