Nel 2025 oltre 1,5 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia vivono in povertà assoluta: quasi uno su tre, con un’incidenza del 29,8 per cento, quattro volte quella degli italiani (7,3 per cento). È il dato che emerge con più forza dal nuovo rapporto Istat La povertà in Italia, che fotografa un quadro nazionale stabile – 5,4 milioni di persone e 2,1 milioni di famiglie sotto la soglia – ma segnato da disuguaglianze profonde legate alla cittadinanza, al lavoro e alla casa. Rispetto al 2024 arrivano però segnali di miglioramento proprio per le famiglie straniere, soprattutto al Nord.
L’incidenza della povertà assoluta è del 5,9 per cento tra le famiglie composte solo da italiani, sale al 26,7 tra quelle con almeno un componente straniero e arriva al 29,4 tra le famiglie di soli stranieri. In numeri assoluti, i due terzi delle famiglie povere (67,1 per cento, oltre 1,4 milioni) sono italiane; le famiglie con stranieri sono 693mila, il 32,9 per cento del totale, e in quasi otto casi su dieci sono composte esclusivamente da cittadini stranieri. Il divario si amplia nel Mezzogiorno, dove l’incidenza supera il 30 per cento (36,3% per le famiglie di soli stranieri, contro l’8,2% di quelle italiane). Anche sulla povertà relativa la distanza è netta: 9 per cento per le famiglie italiane, 27,4 per quelle con almeno uno straniero.
Per le famiglie straniere avere un impiego non mette al riparo dalla povertà. Quando la persona di riferimento è occupata, è povera più di una famiglia con stranieri su quattro (26,7 per cento), un valore sei volte superiore a quello delle famiglie italiane nella stessa condizione (4,4 per cento). Il fenomeno è ancora più evidente nei livelli professionali bassi: tra le famiglie con persona di riferimento operaia, l’incidenza è del 31,6 per cento per quelle di soli stranieri e del 7,7 per cento per quelle italiane.
Se chi guida il nucleo è in cerca di occupazione, la povertà assoluta riguarda il 30,3 per cento delle famiglie con stranieri, contro il 17,7 per cento di quelle italiane. Sono dati che descrivono un mercato del lavoro in cui molti lavoratori di origine straniera restano concentrati in mansioni poco qualificate e a basso reddito.
L’abitazione è uno dei fattori che più separano le condizioni di italiani e stranieri. Il 76 per cento delle famiglie povere con stranieri vive in affitto e solo il 12,2 possiede la casa, mentre tra le famiglie povere italiane la proprietà riguarda il 56 per cento. Tra chi paga un affitto, l’incidenza della povertà assoluta è del 32,8 per cento per le famiglie con almeno uno straniero, più del doppio rispetto a quelle italiane (14,9).
La disuguaglianza si riflette sui più giovani. Tra le famiglie con figli minori, l’incidenza è del 7,8 per cento se composte solo da italiani e sale al 31,4 per cento – quattro volte tanto – se composte unicamente da stranieri. A livello nazionale i minori in povertà assoluta sono oltre 1,1 milioni, il 12,5 per cento del totale.
Il rapporto registra però un calo statisticamente significativo della povertà tra gli stranieri. L’incidenza individuale scende dal 35,6 per cento del 2024 al 29,8; tra le famiglie di soli stranieri passa dal 35,2 al 29,4 per cento, e al Nord il miglioramento è ancora più marcato (dal 36,3 al 29,4 per cento). Diminuisce anche la povertà assoluta nelle famiglie con minori e stranieri: dal 40,5 al 31,4 per cento per quelle composte solo da cittadini stranieri.
Sul fronte della povertà relativa, le famiglie di soli stranieri al Nord scendono dal 29,3 al 23,4 per cento. Un’inversione di tendenza che resta da consolidare, ma che va nella direzione giusta.






