Il sistema Faro del Ministero dell’Inclusione spagnolo ha rilevato oltre 57 mila contenuti di discorso d’odio online nel mese di luglio 2026, con un’impennata legata all’arrivo di migranti a Ceuta e un tasso di rimozione salito al 70 per cento, il più alto mai registrato.
I dati arrivano dal bollettino mensile dell’Osservatorio Spagnolo del Razzismo e della Xenofobia (Oberaxe). Faro è lo strumento di monitoraggio digitale che l’Osservatorio utilizza per rilevare e classificare il discorso d’odio su Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube: individua i contenuti xenofobi, razzisti e islamofobi, li suddivide per gruppo bersaglio, tipologia e tema scatenante e ne segue l’esito una volta segnalati alle piattaforme. Il sistema è cofinanziato dall’Unione Europea tramite il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione.
Il picco più significativo si è registrato il 30 e 31 luglio, subito dopo l’ingresso a Ceuta di un gruppo di migranti provenienti dal Marocco. In due giorni sono stati rilevati 9.590 messaggi d’odio, un volume che ha fatto da traino all’intero mese: da 40.800 contenuti a giugno si è passati a 57.406 a luglio. Il direttore di Oberaxe, Tomás Fernández Villazala, ha sottolineato come nelle crisi puntuali il discorso d’odio si diffonda “in modo esponenziale” e ha richiamato gli utenti a non condividere questi messaggi, per non alimentarne la viralizzazione.
Il tasso di rimozione dei contenuti segnalati ha raggiunto il 70 per cento, nove punti in più rispetto a giugno. A fare la differenza è soprattutto il canale dei trusted flagger, segnalatori qualificati con accesso privilegiato alle piattaforme, attraverso cui è stato rimosso il 58 per cento dei contenuti, sette punti in più rispetto al mese precedente. Le performance restano però disomogenee: X registra il tasso più alto (93 per cento), seguita da TikTok (88 per cento), Facebook (74 per cento) e Instagram, che ha più che raddoppiato il proprio risultato arrivando al 71 per cento. YouTube resta indietro, con appena il 14 per cento dei commenti rimossi.
Le persone provenienti dal Nord Africa restano il principale gruppo bersaglio, con il 68 per cento dei contenuti d’odio analizzati, in calo rispetto a giugno ma su livelli comunque molto alti. Seguono i contenuti rivolti genericamente alle persone migranti (19 per cento) e alle persone musulmane, salite al 16 per cento (+5 punti). Afrodiscendenti e latinoamericani sono bersaglio, rispettivamente, del 10 e del 7 per cento dei messaggi.
Per tipologia, prevalgono i contenuti che disumanizzano i gruppi bersaglio (40 per cento) o li presentano come una minaccia (38 per cento, in aumento). Il 15 per cento dei messaggi incita esplicitamente all’espulsione, il 4 per cento alla violenza. Sei messaggi su dieci usano un linguaggio apertamente aggressivo, mentre un terzo ricorre a ironia, sarcasmo o contenuti multimediali per aggirare i controlli automatici.
Oltre alla crisi di Ceuta, il bollettino individua nell’insicurezza cittadina il principale innesco delle narrazioni d’odio (48 per cento dei contenuti), soprattutto messaggi che associano in modo generalizzato criminalità e immigrazione. Segue l’ambito sportivo (34 per cento), trainato dai Mondiali di Calcio 2026, con episodi di razzismo, xenofobia e islamofobia contro giocatori, selezioni nazionali e tifosi. Le politiche pubbliche sulla migrazione, dalla regolarizzazione straordinaria al Patto europeo su Migrazione e Asilo, pesano per il 17 per cento.
Il caso spagnolo mostra come eventi di cronaca, grandi manifestazioni sportive e decisioni politiche possano trasformarsi in rapidi acceleratori di discorso d’odio online e quanto sia decisivo il ruolo delle piattaforme nel contenerlo.






