Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti in Italia sono 5,6 milioni, il 9,4 per cento della popolazione, e nel 2025 rappresentavano l’11 per cento degli occupati. È il quadro che emerge dal focus Istat I cambiamenti della popolazione, dedicato alle trasformazioni demografiche del Paese dall’Unità a oggi: le migrazioni dall’estero non appaiono più come un fenomeno emergenziale, ma come una componente stabile della società e dell’economia italiana.
Dal 1861 la popolazione residente, ai confini attuali, è più che raddoppiata: da circa 26 milioni a oltre 60 nel 2014, per poi scendere a poco meno di 59 milioni nel 2025. I movimenti con l’estero hanno sempre pesato su questa storia, pur cambiando segno. Per oltre un secolo l’Italia è stata terra di emigrazione, con le rimesse di chi partiva a sostenere chi restava. Dagli anni Novanta il flusso si è invertito, con arrivi consistenti soprattutto da Europa orientale, Nord Africa e Asia.
Le regolarizzazioni tra metà anni Novanta e primo decennio del Duemila e l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Ue nel 2007 hanno fatto emergere questa presenza già al Censimento 2011. Nel 2023 gli stranieri erano 5,1 milioni, cui si aggiungevano quasi 1,9 milioni di nuovi cittadini per naturalizzazione. Nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza sono scese poco sotto le 200mila, anche per i nuovi vincoli posti ai discendenti degli emigrati italiani.
Il dato migratorio va letto accanto a quello naturale. Dagli anni Novanta il saldo tra nascite e decessi è negativo e in peggioramento. Con 1,18 figli per donna nel 2024, l’Italia è tra i Paesi europei con la fecondità più bassa. Gli over 65 sono un quarto dei residenti, gli under 15 meno del 12 per cento, e l’età media ha raggiunto 47,1 anni a inizio 2026.
In questo scenario l’immigrazione ha attenuato la contrazione della popolazione, soprattutto nelle fasce giovani e adulte: gli stranieri hanno un’età media di 36,8 anni, contro i 49 degli italiani. L’Istat osserva però che anche la popolazione straniera sta invecchiando e adottando comportamenti riproduttivi simili a quelli italiani. Il suo contributo alla crescita naturale resta positivo, ma è in calo. La tendenza è europea: nel triennio 2023-2025 quasi tutti i Paesi Ue registrano una crescita naturale negativa e saldi migratori positivi.
Oltre l’83 per cento degli stranieri vive nel Centro-Nord, dove l’incidenza sui residenti è dell’11 per cento, contro meno del 5 per cento nel Mezzogiorno. Migrazioni dall’estero e spostamenti interni hanno ridisegnato il Paese. Tra il 1951 e il 2024 Nord-Ovest e Centro hanno guadagnato quasi quattro punti di quota di popolazione, mentre il Mezzogiorno è sceso dal 37,2 al 33,5 per cento. Nel 2025 il tasso di crescita va dal +2,2 per mille del Nord al -3,1 per mille del Sud, mentre al Centro è il saldo migratorio a compensare quello naturale.






