A cinque anni dalla sua chiusura, la regolarizzazione straordinaria del 2020 mostra il bilancio: oltre 130mila persone hanno ottenuto un contratto di lavoro regolare e un permesso di soggiorno, generando entrate stimate in 228 milioni di euro l’anno tra contributi previdenziali e fiscali. Ma i dati raccolti dalla campagna Ero Straniero rivelano anche i limiti di uno strumento che, da solo, non basta a risolvere il nodo dell’irregolarità migratoria in Italia.
I dati sono stati diffusi dalla campagna Ero Straniero, promossa da organizzazioni come A Buon Diritto, ActionAid, ASGI, Arci, Oxfam, Cnca e Cild, nel report (Ir)Regolarità. Perché un nuovo paradigma è necessario, frutto di richieste di accesso agli atti rivolte ai ministeri competenti. Il rapporto è presentato al Senato il 22 settembre, nell’ambito del convegno “Regolarizzare fa bene”, un confronto tra parlamentari di maggioranza e opposizione sulle proposte della campagna.
La sanatoria 2020, varata durante l’emergenza Covid-19 per far emergere rapporti di lavoro irregolari, aveva raccolto 220.528 domande. Solo al 31 dicembre 2025, cinque anni dopo, le amministrazioni hanno concluso l’iter: il 59,75 per cento delle istanze si è trasformato in un permesso di soggiorno, con una netta prevalenza del lavoro domestico e di cura, che da solo rappresenta l’85,21 per cento delle richieste andate a buon fine.
Sul piano economico, il bilancio è positivo per le casse pubbliche: 140,85 milioni di euro sono entrati direttamente nelle casse dello Stato come oneri di presentazione delle pratiche, mentre si stima che l’ingresso regolare nel mercato del lavoro delle persone coinvolte generi 228,30 milioni di euro l’anno tra contributi ed entrate fiscali.
Restano però forti criticità. Il 40 per cento delle domande presentate non è andato a buon fine: in parte per abbandoni o archiviazioni, in parte, circa 43mila casi, per rigetti dovuti a tempi di esame lunghissimi e a una macchina amministrativa che la campagna definisce impreparata a gestire un carico di lavoro così elevato. Un’attesa che ha penalizzato sia le famiglie e i datori di lavoro, sia le persone in cerca di stabilità.
Il report inserisce questi dati in una cornice più ampia. A fine 2025 si stimano in Italia 339.000 persone straniere in condizione di soggiorno irregolare, a fronte di soli 6.772 rimpatri effettuati nello stesso anno. Nel quinquennio 2020-2024 sono stati adottati 141.675 provvedimenti di espulsione, ma i rimpatri effettivi sono stati appena 13.491, pari al 9,5 per cento del totale: un dato che, secondo Ero Straniero, dimostra la scarsa efficacia delle politiche basate su trattenimento e rimpatrio come strumento di contrasto all’irregolarità.
Dal 2002 a oggi, ricorda il report, oltre un milione di persone ha regolarizzato la propria posizione in Italia attraverso sanatorie successive: uno strumento che svuota temporaneamente il bacino dell’irregolarità, ma che, in assenza di una riforma strutturale, tende a riformarsi rapidamente, complice anche un decreto flussi che spesso non si traduce in impieghi stabili.
Sulla base di questi risultati, Ero Straniero chiede di superare la logica delle sanatorie periodiche a favore di un meccanismo di regolarizzazione su base individuale e sempre accessibile, ancorato a requisiti verificabili come la disponibilità di un contratto di lavoro, i legami familiari e il radicamento sul territorio. Un sistema pensato per trasformare stabilmente lavoro sommerso e precarietà in occupazione regolare, tutele e inclusione sociale, riducendo la necessità di interventi straordinari ricorrenti.






