La Commissione Europea ha pubblicato il suo terzo rapporto sulla trasformazione demografica nell’Unione, elaborato dal Centro Comune di Ricerca. Il quadro è chiaro: un continente sempre più anziano e con una popolazione in calo, ma che vive più a lungo che mai. Tra le leve indicate per affrontare la carenza di forza lavoro, il rapporto pone l’accento sulla migrazione qualificata, chiamata a svolgere un ruolo sempre più rilevante.

L’Europa ha raggiunto il proprio picco demografico: dagli attuali 450,6 milioni di abitanti, l’Ue scenderà a circa 445 milioni entro il 2050, fino a 398,8 milioni nel 2100, con una contrazione dell’11,7 per cento. Parallelamente, la speranza di vita cresce: 81,5 anni nel 2024, con proiezioni oltre i 90 anni per le donne entro il 2100. Entro il 2050, quasi un residente su tre avrà più di 65 anni. Questi cambiamenti comportano sfide profonde: carenza di manodopera, pressione sui bilanci pubblici, tensioni sui sistemi sanitari ed educativi. Ma il rapporto sottolinea anche le opportunità legate alla “longevity economy”, capace di generare nuovi mercati e innovazione per la popolazione anziana.

È sul fronte occupazionale che emergono le criticità più urgenti. Circa il 20 per cento della popolazione in età lavorativa resta fuori dal mercato del lavoro, con un divario di genere del 10 per cento, mentre 8 milioni di giovani europei non studiano né lavorano. In questo contesto, la migrazione qualificata viene indicata dalla Commissione come strumento già oggi determinante per colmare le carenze di manodopera in settori chiave, rafforzando l’innovazione e compensando in parte l’invecchiamento della popolazione attiva. Il rapporto è però chiaro: la migrazione qualificata deve affiancare, non sostituire, gli sforzi di riqualificazione professionale rivolti a chi già vive nell’Unione. Restano centrali le politiche per la partecipazione femminile, l’inserimento dei giovani e la permanenza attiva dei lavoratori più anziani.

Qui potete scaricare e leggere il rapporto (in inglese)