Orizzonti condivisi. L’Italia dei giovani immigrati e con background migratorio, la ricerca, promossa dall’ Istituto S. Pio V e realizzata dal Centro Studi e Ricerche Idos, analizza l’inclusione sociale dei minori stranieri in Italia, con particolare attenzione alle nuove generazioni nate nel Paese ma senza cittadinanza.

Secondo l’Istat, all’inizio del 2024 oltre 1,9 milioni di residenti italiani hanno un background migratorio (1 ogni 30 abitanti in Italia) e 1,3 milioni di minorenni sono di origine straniera (il 13 per cento di tutti i minori residenti nel Paese), dei quali più di un milione non ha ancora la cittadinanza italiana, pur essendo nati in Italia o essendovi arrivati in tenerissima età. Nelle scuole della Penisola, due alunni stranieri su tre vi sono nati, ma restano esclusi dai pieni diritti di cittadinanza.

L’attuale legge (n. 91 del 1992) impone un percorso lungo e tortuoso per ottenere la cittadinanza. I giovani, possono acquisirla per naturalizzazione (10 anni di residenza ininterrotta cui se ne aggiungono mediamente altri 3-4 per le pratiche burocratiche) o per elezione ai 18 anni d’età (con una finestra temporale di soli 12 mesi) o per trasmissione dai genitori divenuti italiani.

Il numero di acquisizioni di cittadinanza da parte di minori è sorprendentemente basso rispetto al loro presenza nel Paese: nonostante i record registrati nel 2022 e 2023, con quasi 214.000 acquisizioni complessive in Italia per ciascuno dei due anni, nel quinquennio 2019-2023 i minorenni stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono stati in totale solo 295.000, per una media di appena 59.000 all’anno, a fronte di oltre 1 milione di loro che risiedono in Italia.

Uno studio Istat del 2023 rivela che oltre l’80 per cento dei giovani di origine straniera si sente “anche italiano”, un dato che sale all’85 per cento tra quelli nati in Italia. Proprio perché il senso di appartenenza di questi giovani è forte, dato che parlano italiano, vivono la cultura del Paese e condividono sogni e aspirazioni con i loro coetanei italiani “di ceppo”, il mancato riconoscimento giuridico della loro identità può alimentare frustrazione e conflitti identitari anche pesanti. 

Molti di loro si trovano a dover scegliere tra l’appartenenza alla cultura d’origine della famiglia e a quella italiana, innescando tensioni con la società ospitante o con i propri genitori. Inoltre, la difficoltà di ottenere la cittadinanza può influenzare le loro prospettive future: solo il 45 per cento di questi giovani prevede di vivere in Italia da adulti, mentre il 34 per cento preferirebbe trasferirsi all’estero.

“È il momento di superare un impianto normativo obsoleto e di gettare le basi per una società italiana più aperta e ancorata al tessuto multiculturale del Paese – affermano Luca Di Sciullo e Antonio Ricci, presidente e vicepresidente di Idos e curatori della ricerca –. Consentire il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza ai giovani con background migratorio, nati o arrivati presto in Italia e qui cresciuti, significa investire in capitale umano, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere la coesione sociale. È nell’interesse di tutta la comunità nazionale e dell’intero sistema Paese, e quindi dovere della politica, rimuovere gli ostacoli alla partecipazione piena e attiva di tutte le componenti della società, per lo sviluppo di un’Italia moderna, capace di valorizzare al meglio le diverse competenze e i differenti retaggi socio-culturali di chi, cresciuto nel tessuto sociale italiano, ne è oggi parte integrante e imprescindibile”.

Sul sito di Idos potete effettuare la richiesta di scaricare la ricerca completa