L’Istat ha presentato la tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile: 148 indicatori in 12 domini, con un quadro complessivamente in miglioramento. Tra i dati emerge però un divario netto: tra gli occupati laureati, più della metà degli stranieri svolge una professione poco o mediamente qualificata, contro meno di un italiano su cinque.

Dei 132 indicatori confrontabili con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. La speranza di vita tocca il massimo storico (83,7 anni), il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni sale al 67,6 per cento e gli abbandoni scolastici precoci scendono all’8,2 per cento, sotto la soglia europea del 9. Restano però disuguaglianze profonde: le persone in povertà assoluta sono oltre 5,4 milioni, il 9,3 per cento dei residenti (erano il 6,9 nel 2014), e l’Italia è ventunesima su 27 nell’Ue per rischio di povertà o esclusione sociale (22,6 contro 20,9 per cento).

Il dato più netto riguarda la sovraistruzione. Nel 2025 il 20,9 per cento degli occupati tra i 25 e i 64 anni con un titolo terziario svolge un lavoro poco o mediamente qualificato. Tra gli stranieri la quota sale al 54,8 per cento, contro il 19,2 degli italiani: uno scarto di oltre 35 punti, molto più ampio di quello di genere (23,9 per cento le donne, 17 gli uomini) e di quello generazionale (23,7 tra i 25-34enni).

Il contesto non aiuta: cresce la precarietà di lunga durata, con il 21,3 per cento dei lavoratori a termine che ha lo stesso contratto da almeno cinque anni (era il 19,4), mentre le transizioni verso un impiego stabile scendono dal 16,6 al 12,3 per cento.

Peggiorano ancora le competenze degli studenti di terza media: nell’anno scolastico 2025/26 il 43,1 per cento non raggiunge livelli sufficienti in italiano e il 45,5 per cento in matematica, valori mai tornati a quelli pre-pandemia. Secondo l’Istat, gli studenti stranieri e quelli del Mezzogiorno ottengono i risultati peggiori. Un segnale che riguarda direttamente le seconde generazioni e le politiche di inclusione scolastica.

Il Nord-ovest registra la quota più alta di persone molto soddisfatte della propria vita (50,3 per cento). Il Piemonte è tra le quattro regioni che concentrano oltre il 60 per cento della spesa nazionale in ricerca e sviluppo e tra quelle con più posti letto socio-assistenziali (120,3 ogni 10.000 residenti).

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