Ad Alessandria la povertà ha molte facce e non si affronta con risposte solo amministrative o repressive. È il messaggio portato al convegno del 16 ottobre nella sede dell’Associazione Cultura e Sviluppo, promosso dal Comune, dove l’Università del Piemonte Orientale ha presentato il rapporto Alcune misure di contrasto alla povertà nel comune di Alessandria. Al tavolo, moderato dal giornalista della Stampa Piero Bottino, sono intervenuti il sindaco Giorgio Abonante, l’assessora alle Politiche sociali Roberta Cazzulo, il viceprefetto aggiunto Eugenio Licata, il direttore del Dipartimento Digspes Giorgio Barberis, i ricercatori Dario Vaiuso ed Emanuele Rava, Stefania Guasasco, direttrice del Consorzio dei servizi sociali Cissaca, il direttore della Caritas Diocesana Giampaolo Mortara e Alberto Mossino, consigliere dell’Agenzia territoriale per la casa Piemonte Sud.

Licata ha descritto la trasformazione della Prefettura: da organo prevalentemente amministrativo a sede di confronto, coordinamento e sussidiarietà tra gli attori del territorio. Un cambiamento che, nella sua lettura, nasce dalla natura stessa del fenomeno. La povertà è multidimensionale: non riguarda solo il reddito, ma anche l’istruzione, la salute e le relazioni sociali. Per questo servono interventi coordinati tra enti, non risposte formalistiche o repressive.

Per quanto riguarda la sicurezza. secondo il viceprefetto, la maggior parte degli episodi di intemperanza e di disturbo della convivenza registrati in città è riconducibile a situazioni di grave marginalità e di disagio psicologico o psichiatrico. Casi che richiedono prese in carico condivise e multidisciplinari, più che interventi di ordine pubblico.

Una lettura che si lega con quella del sindaco Giorgio Abonante, che ha criticato i tagli ai fondi per l’accompagnamento delle persone accolte nei Centri di accoglienza straordinaria, scesi da 40-42 a 17-20 euro al giorno. Il risultato, secondo il sindaco, sono situazioni di abbandono e un carico di disagio psichico che ricade sui Comuni.

I dati del rapporto, curato dal Dipartimento Digspes e dal Centro Cewel dell’ateneo (con la responsabilità del professor Domenico Carbone) e illustrato da Cazzulo, Vaiuso e Rava, mostrano una città in controtendenza: negli ultimi tre anni Alessandria ha guadagnato circa 3.000 residenti, con 15.000 arrivi e 9.000 partenze. È il saldo migratorio a compensare quello naturale negativo, portando giovani coppie con figli e uomini in età lavorativa. Come ha spiegato Vaiuso, crescono però anche le famiglie di una sola persona, italiane e straniere, esposte a scivolare nella povertà al primo evento critico.

I numeri smentiscono anche alcune narrazioni diffuse, ha sottolineato l’assessora Cazzulo. Secondo l’analisi di Rava, nell’edilizia residenziale pubblica circa tre quarti degli assegnatari sono italiani; gli stranieri sono circa un terzo dei beneficiari complessivi, in maggioranza di origine marocchina. Gli italiani sono la maggioranza anche tra chi riceve sostegni.

La carta “Dedicata a te”, ha spiegato Rava, raggiunge in città 1.965 famiglie, ma esclude persone sole, anziani e nuclei con meno di tre componenti, i profili più fragili del territorio. I criteri di riparto penalizzano inoltre Alessandria: Andria, con una popolazione simile, riceve carte pari a circa quattro volte.

Intanto la domanda cresce. Stefania Guasasco, direttrice dell’area tecnica del Cissaca, ha riferito che nel primo semestre 2026 il Consorzio ha già raggiunto i volumi di contributi dell’intero 2025. Giampaolo Mortara ha segnalato l’aumento dei working poor e una mensa Caritas che serve tra 110 e 140 pasti al giorno. Alberto Mossino ha indicato nella povertà energetica la prima causa di morosità negli alloggi Atc, dove cresce la presenza di anziani soli, madri sole e famiglie straniere numerose. Tra le risposte, 22 milioni di euro del pnrr per riqualificare 460 alloggi. Tra gli ostacoli che allontanano le persone dai servizi, Guasasco ha indicato anche le barriere linguistiche e il divario digitale, a partire dalla richiesta di spid o Cie, oltre a vergogna, sfiducia e isolamento. Pesano poi burocrazia, fondi vincolati e carenza di personale.

La proposta condivisa da Comune, Università, servizi e enti del terzo settore è un osservatorio permanente e partecipato sulla povertà. Il direttore del Digspes Giorgio Barberis lo ha descritto come uno strumento per dare alle amministrazioni dati rigorosi e coinvolgere direttamente cittadini e operatori. Un luogo per conoscere il fenomeno e coordinare le risposte, nello spirito di sussidiarietà richiamato dalla Prefettura.

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