A Lampedusa, tra il 2024 e il 2025, decine di persone arrivate lungo la rotta del Mediterraneo centrale si sono ammalate gravemente per una causa che nessuno, all’inizio, riusciva a spiegare. Uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia ha ricostruito la vicenda: non un contagio, non un evento isolato, ma l’effetto di un additivo per carburanti che ha intossicato chi vi è rimasto a contatto per ore o giorni.

Gli 82 pazienti coinvolti erano in prevalenza giovani uomini, arrivati dopo viaggi in condizioni di estremo sovraffollamento. La sostanza responsabile, la N-metilanilina, si era mescolata al carburante e, disperdendosi nell’acqua che si raccoglie sul fondo delle imbarcazioni, è rimasta a contatto prolungato con la pelle di chi non aveva altro spazio dove stare. Il rischio, spiegano gli autori dello studio, nasce direttamente dalle condizioni della traversata: dalla precarietà dei mezzi, dal sovraffollamento, dalla mancanza di qualunque protezione.

Tutto è partito dalla segnalazione del personale sanitario del Punto Territoriale di Emergenza di Lampedusa, che per primo si è accorto di trovarsi davanti a qualcosa di anomalo. Da lì si è attivata una catena di collaborazione tra l’isola, gli ospedali siciliani, il Centro Antiveleni di Pavia, l’Università di Pavia e il Ministero della Salute, capace di individuare la causa dell’intossicazione e di mettere a punto un protocollo di cura in tempi rapidissimi. Quando i casi si sono concentrati, 41 in soli quattro giorni, tra il 19 e il 22 ottobre 2025, è stata attivata anche la Scorta Nazionale Antidoti e Farmaci, per garantire che l’antidoto salvavita non mancasse mai sull’isola. Sessantatré pazienti su ottanta hanno ricevuto la prima somministrazione già a Lampedusa, prima ancora del trasferimento negli ospedali siciliani.

“Questa esperienza mostra il valore dell’attività diagnostico-terapeutica, di tossicosorveglianza e di ricerca scientifica svolta dal Centro Antiveleni Maugeri e dai suoi medici e ricercatori nel riconoscere precocemente fenomeni emergenti a rischio per la salute pubblica – commenta il professor Giancarlo Agnelli, direttore scientifico Maugeri (nella foto) – La centralizzazione delle consulenze clinico-tossicologiche e analitiche, la continuità dell’attività e la rete con i servizi di emergenza, gli ospedali e i laboratori hanno permesso di collegare in tempo reale casi osservati in momenti e strutture diverse, di riconoscere rapidamente il fenomeno, di orientare trattamento e triage, di garantire l’antidoto e di coordinare gli approfondimenti fino all’identificazione della sostanza responsabile e della fonte di esposizione”.