Una rete di solidarietà che ha attraversato il Mediterraneo, unendo associazioni, volontari e istituzioni, ha permesso a una bambina di un anno di trovare cure e speranza lontano da casa. Oggi, dopo mesi di ricovero, Mona è stata dimessa ed è tornata a crescere.

Mona è una bambina libanese arrivata ad Alessandria nel febbraio 2026 all’età di appena un anno e due mesi, in condizioni di estrema fragilità. Il suo viaggio verso l’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo” non sarebbe stato possibile senza il lavoro silenzioso e determinato di chi ha creduto che una bambina, ovunque sia nata, meriti la possibilità di essere curata.

Dietro l’arrivo di Mona in Piemonte c’è un intreccio di realtà che ha saputo mobilitarsi rapidamente attorno a un bisogno concreto. L’Associazione Ana Moise di Aosta, la Fondazione Uspidalet e Sga odv (Second Generation Aid) hanno costruito insieme il percorso che ha reso possibile il trasferimento della piccola dal Libano all’Italia. Un lavoro di rete che ha richiesto coordinamento, fiducia reciproca e la capacità di far dialogare mondi diversi: associazionismo, sanità pubblica e istituzioni. Ad accompagnare Mona nell’ultimo tratto del suo viaggio, dall’aeroporto fino alle porte dell’ospedale, è stata la Croce Rossa Italiana di Alessandria.

Un ruolo altrettanto importante lo ha giocato il sostegno istituzionale: la Presidenza della Regione Piemonte e l’Assessorato regionale alla Sanità hanno garantito che il progetto potesse concretizzarsi, dimostrando come la sanità pubblica possa e debba farsi carico anche di chi arriva da contesti internazionali segnati da fragilità estrema.

Quando Mona è arrivata ad Alessandria pesava poco più di 4 chili, un peso da neonato per una bambina di oltre un anno. Ad accoglierla e a prendersene cura fin dal primo giorno è stata l’équipe di Chirurgia Pediatrica diretta da Alessio Pini Prato, direttore del Dipartimento Pediatrico e Ostetrico e della Chirurgia Pediatrica, che ha seguito la bambina lungo tutto il suo percorso di recupero.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi hanno ricordato come, fin dal suo arrivo, si fosse parlato di una grande rete di solidarietà capace di offrire a Mona un’opportunità di cura e di speranza. Un impegno che oggi, a distanza di mesi, trova la sua conferma nel percorso di crescita della bambina, dimessa e arrivata a pesare 9,5 chili.

Al di là del percorso clinico, la vicenda di Mona racconta soprattutto di persone: volontari che hanno organizzato un viaggio, operatori della Croce Rossa che hanno accompagnato una bambina fragile, associazioni che hanno creduto in un progetto di solidarietà internazionale, istituzioni che hanno scelto di sostenerlo concretamente. Come hanno sottolineato Cirio e Riboldi, il ringraziamento va “a tutti i medici, gli infermieri e i professionisti che hanno accompagnato Mona in questi mesi e alle associazioni, ai volontari e a tutti coloro che hanno reso possibile il suo viaggio e il suo percorso di cura”.

È la dimostrazione che l’accoglienza, quando funziona, non è mai un gesto isolato ma il risultato di una comunità capace di attivarsi per chi ha più bisogno, superando confini geografici e istituzionali. La storia di Mona resterà, prima ancora che un caso clinico di successo, l’esempio di cosa può nascere quando la solidarietà trova il modo di organizzarsi e di agire insieme.