Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza nel 2029 in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila lavoratori domestici (colf e badanti), il 69 per cento stranieri, in massima parte non comunitari. È la nuova stima contenuta nello studio commissionato da Assindatcolf (Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico) al Centro Studi e Ricerche Idos.

Il fabbisogno di lavoro domestico delle famiglie
Lo studio valuta che alla fine del 2026, dei 15 milioni di persone con più di 65 anni, 2,2 milioni “necessiteranno di aiuto”, pari al 14,6 per cento del totale. Nello stesso anno, il 43,6 per cento di quella quota (958 mila persone) riceverà aiuto a pagamento.
Proiettando questi dati, si può quindi stimare che nel 2029 ci sarà bisogno di quasi 1 milione e 68 mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4 per cento).

Italiani e stranieri: il doppio invecchiamento
A determinare questo scenario non sono soltanto le tendenze demografiche, quali la speranza di vita di 83,7 anni, che ci pone oggi al terzo posto nell’Ue e che nel 2050 passerà a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne; o la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passerà dall’attuale 63,5 per cento al 54,3 del 2050.
Dallo studio risulta che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera è quasi triplicata dal 2012, attestandosi nel 2026 sul 6,9 per cento (percentuale che sarebbe ben più alta se si considerasse la platea di oltre 2 milioni di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana).
Ma il dato più interessante riguarda la parte di stranieri che svolge lavori domestici e di cura, per i quali il processo di progressivo invecchiamento è molto più accentuato di quello della popolazione generale: nel 2024 oltre l’11 per cento del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni, dato che spinge il report a parlare di un mercato del lavoro “caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori ‘anziani’, spesso ancora attivi per necessità economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore”.
Nello specifico, sono le badanti donne a manifestare il trend più accelerato: quelle con più di 65 anni sono passate dal 4,3 del 2015 al 16 per cento nel 2024. Ed è ovvio aspettarsi che “molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l’attività in questo settore se non per ‘raggiunti limiti di età’ almeno per ‘motivi fisici’”. Un turn-over del tutto straordinario, in base al quale il rapporto calcola che, per colmare il vuoto, ben l’81,6 per cento di quei 122 mila lavoratori in più che serviranno nel prossimo triennio dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.

Qui potete scaricare il report integrale