L’Italia resta un Paese demograficamente fragile, in cui l’equilibrio della popolazione è garantito sempre più dai flussi migratori. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat: al 1° gennaio 2026 i residenti sono 58 milioni e 943mila, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-636 unità), ma che nasconde dinamiche strutturali ormai consolidate.

Se il tasso di crescita si avvicina allo zero, migliorando rispetto al 2024 e al 2023, il quadro complessivo resta segnato da un forte squilibrio: il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, è ampiamente negativo, mentre le migrazioni continuano a compensare quasi integralmente questa perdita.

Nord in crescita, Sud in calo
Le differenze territoriali si confermano marcate. Il Nord è l’unica area in espansione (+2,2 per mille), il Centro resta stabile, mentre il Mezzogiorno continua a perdere popolazione (-3,1 per mille). Tra le regioni più dinamiche spiccano Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia, mentre i cali più significativi si registrano in Basilicata, Molise e Sardegna.

Sempre meno nascite
Il nodo principale resta il crollo demografico interno. Nel 2025 le nascite scendono a 355mila (-3,9 per cento rispetto al 2024), mentre i decessi sono 652mila (-0,2 per cento). Il saldo naturale è quindi negativo per circa 296mila unità, in peggioramento rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma una tendenza ormai strutturale: l’Italia invecchia e non riesce a rinnovare la propria popolazione.

Migrazioni decisive per l’equilibrio
A sostenere la stabilità complessiva è soprattutto il saldo migratorio con l’estero, positivo per circa 296mila unità. Le immigrazioni, pari a 440mila ingressi, calano leggermente (-2,6 per cento), ma restano su livelli elevati. In parallelo, si registra un forte calo delle emigrazioni (144mila, -23,7 per cento), che contribuisce a rafforzare il saldo positivo.

Crescono gli stranieri, diminuiscono gli italiani
La componente straniera continua a espandersi: al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti sono 5 milioni e 560mila (+188mila, pari al +3,5 per cento), raggiungendo il 9,4 per cento della popolazione totale. La crescita è trainata principalmente dal saldo migratorio positivo, ma anche da un saldo naturale favorevole. La presenza si concentra soprattutto al Nord (58,1 per cento), con percentuali più contenute nel Mezzogiorno. Di segno opposto la dinamica della popolazione italiana, che scende a 53 milioni e 383mila (-189mila). Il calo è dovuto soprattutto al saldo naturale negativo (-333mila) e a un saldo migratorio con l’estero anch’esso negativo (-53mila). La perdita è più accentuata nel Sud.

Cittadinanze in calo, ma integrazione stabile
Nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza italiana sono 196mila, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Il calo è legato alle nuove restrizioni normative introdotte nel 2025, in particolare sullo ius sanguinis. Nonostante ciò, il numero resta significativo e continua a rappresentare un fattore che attenua la diminuzione della popolazione italiana. Le principali nazionalità coinvolte sono albanese, marocchina e rumena, che insieme rappresentano circa un terzo delle acquisizioni.

Analizzando le provenienze, diminuiscono gli ingressi dall’Europa centro-orientale e dall’Unione europea, così come quelli dall’America centro-meridionale. Crescono invece in modo significativo i flussi dall’Asia (+18,6 per cento), trainati soprattutto da Bangladesh, India e Pakistan. Sul fronte opposto, calano sensibilmente gli espatri degli italiani, in particolare verso Germania e Regno Unito, mentre restano in diminuzione anche i flussi verso Stati Uniti e Australia.