Quasi 12 studenti ogni 100 nelle scuole italiane hanno oggi cittadinanza non italiana, secondo gli ultimi dati elaborati da Fondazione Ismu su fonte Istat relativi all’anno scolastico 2024/25. Sono 931.323 gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole del nostro Paese, su una popolazione scolastica complessiva di poco più di 8 milioni di studenti: l’11,6 per cento del totale. Un dato che continua a crescere e che, letto per ordine di scuola, mostra un quadro differenziato: la quota più elevata si registra nella primaria (13,7 per cento), seguita dall’infanzia (12,7 per cento) e dalla secondaria di primo grado (12,6 per cento). La secondaria di secondo grado resta l’ordine di scuola con la presenza più contenuta, sotto il 9 per cento.

La distribuzione territoriale conferma una tendenza ormai consolidata da anni: oltre il 65 per cento degli alunni con cittadinanza non italiana frequenta scuole del Nord Italia. Il 37,6 per cento è concentrato nel Nord-Ovest e il 27,4 per cento nel Nord-Est, mentre Centro, Sud e Isole si fermano rispettivamente al 21,4, 9,5 e 3,8 per cento. La Lombardia resta la prima regione italiana per numero di alunni con cittadinanza non italiana, con 237mila studenti, oltre un quarto del totale nazionale. Seguono Emilia-Romagna (12,2 per cento) e Veneto (10,8 per cento).

Uno degli aspetti più significativi del rapporto Ismu riguarda le scelte scolastiche alle superiori. Gli studenti con cittadinanza non italiana si indirizzano soprattutto verso gli istituti tecnici (40 per cento, circa 95mila iscritti) e quelli professionali (28 per cento, contro il 15 per cento dei nativi). Al liceo, invece, la distanza resta ampia: lo sceglie il 52 per cento degli studenti italiani, contro appena il 31 di quelli con cittadinanza non italiana. Guardando all’incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale degli iscritti in ciascun indirizzo, il quadro si conferma: 14,6 ogni 100 negli istituti professionali, 10,6 negli istituti tecnici, appena 5,3 nei licei. Un divario che il rapporto definisce ormai strutturale e che continua a interrogare il sistema scolastico italiano sulla capacità di garantire pari opportunità educative.

Il rapporto dedica attenzione anche agli alunni con disabilità, il cui numero complessivo nelle scuole italiane è raddoppiato nell’ultimo decennio: sono oggi circa 377mila, il 4,8 per cento degli iscritti. Tra gli alunni con cittadinanza non italiana, quelli con disabilità rappresentano il 15,8 per cento del totale dei certificati ai sensi della Legge 104/1992, con punte particolarmente elevate in Lombardia (28 per cento), Emilia-Romagna (26,4 per cento) e Veneto (25,8 per cento), le stesse regioni del Nord dove si concentra la maggior parte della popolazione scolastica straniera.

Dall’indagine Istat Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri (2023) emerge che il 57,8 per cento degli studenti italiani della secondaria di secondo grado intende iscriversi all’università, contro il 44,5 per cento degli studenti stranieri. Specularmente, il 24,6 per cento degli studenti con cittadinanza non italiana dichiara di voler andare a lavorare, contro il 16,8 per cento degli italiani, una quota che tra i neoarrivati sale al 31,1. Le differenze di genere restano marcate: la propensione verso l’università raggiunge il 68,5 per cento tra le ragazze italiane e il 55 tra le coetanee straniere, mentre scende rispettivamente al 47,5 e al 34,5 tra i ragazzi.

Sul fronte del futuro, il 37,9 per cento degli studenti con cittadinanza non italiana immagina di restare in Italia (contro il 45,6 per cento degli italiani), il 7,9 per cento pensa di tornare nel Paese d’origine proprio o dei genitori, mentre il 30,5 per cento guarda a un trasferimento in un altro Paese estero. Una propensione alla mobilità internazionale che, va notato, resta comunque alta anche tra gli studenti italiani (32,7 per cento).