Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il XVI Rapporto annuale Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia, curato dal Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e migratorie. Il quadro che emerge conferma un dato ormai strutturale: la componente straniera è sempre più centrale nella tenuta del sistema produttivo nazionale, con dinamiche che in alcune aree, Piemonte incluso, risultano più marcate della media.
Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti in Italia sono 5,6 milioni (9,4 per cento della popolazione), in crescita di 188 mila unità in un anno, mentre i cittadini italiani calano di 189 mila unità. Nel 2025 gli occupati stranieri superano i 2,5 milioni (10,7 per cento del totale) e l’intero incremento occupazionale nazionale (+185 mila) è trainato proprio da questa componente, con i lavoratori non comunitari in crescita del 3,6 per cento. Il tasso di occupazione resta però disomogeneo tra generi: 76 per cento per gli uomini non Ue contro il 45,7 per cento delle donne.
Sul fronte dei flussi, nel 2025 si contano oltre 2,75 milioni di attivazioni di rapporti di lavoro per cittadini stranieri, concentrate soprattutto in agricoltura (45,5 per cento) e costruzioni (38,2 per cento). Le imprese italiane hanno inoltre programmato per il 2025 oltre 1,359 milioni di entrate destinate a lavoratori stranieri, un massimo storico pari al 23,4 per cento del fabbisogno complessivo, con oltre metà delle ricerche che segnala difficoltà di reperimento del personale.
I dati regionali restituiscono un Piemonte con una presenza straniera radicata e, in alcuni comparti, superiore alla media italiana. Nel 2024 la regione ha rilasciato 22.853 permessi di soggiorno a cittadini non Ue, di cui il 40,8 per cento di durata superiore all’anno, a testimonianza di una presenza tendenzialmente stabile.
Guardando al lavoro stagionale, il Piemonte si colloca tra le regioni con la maggiore incidenza di lavoratori non comunitari (22,8 per cento, alla pari con l’Emilia-Romagna). In agricoltura il dato è ancora più netto: il 39 per cento degli operai agricoli dipendenti in Piemonte è non comunitario, terza incidenza più alta in Italia dopo Liguria (46,6 per cento) e Lazio (41,8 per cento). Sul fronte dell’imprenditoria agricola autonoma, il Piemonte è addirittura la prima regione italiana per numero complessivo di lavoratori autonomi del settore (10,4 per cento del totale nazionale).
Anche sul fronte delle entrate programmate dalle imprese, il Piemonte si posiziona al sesto posto in Italia per valori assoluti (82 mila ingressi previsti per il 2025), con un’incidenza di personale immigrato sul totale della domanda di lavoro pari al 24,4 per cento, superiore alla media nazionale.
Imprenditoria e ammortizzatori sociali
Cresce anche l’imprenditoria non comunitaria: i titolari di imprese individuali extra Ue in Piemonte sono 32.107 nel 2025 (13,8 per cento del totale regionale), in aumento di 866 unità rispetto al 2024 (+2,8 per cento), controtendenza rispetto al lieve calo registrato a livello nazionale. Sul versante della disoccupazione agricola, il Piemonte fa segnare una delle incidenze più alte d’Italia: il 55,1 per cento dei beneficiari è non comunitario, seconda regione dopo la Liguria (61,1 per cento).
Un dato che merita attenzione riguarda la sicurezza sul lavoro: le denunce di infortunio dei lavoratori stranieri in Piemonte salgono da 8.264 nel 2023 a 8.571 nel 2024, mentre le malattie professionali denunciate passano da 145 a 199 casi, un incremento significativo che rispecchia la tendenza nazionale (+18,6 per cento per le tecnopatie tra gli stranieri).
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