Immagine della copertina del Rapporto annuale Ires Piemonte
Con il 13,3 per cento di residenti stranieri, Alessandria è la provincia piemontese con l’incidenza più alta della componente straniera sulla popolazione, sopra la media regionale del 10,9 per cento. Ed è anche il territorio dove la dinamica migratoria compensa più nettamente il calo delle nascite. Lo rivela la Relazione annuale 2026 di Ires Piemonte, che dedica un ampio capitolo alla popolazione straniera, al lavoro e ai nuovi corridoi legali per i rifugiati.
A fine 2025 i residenti stranieri in Piemonte sono 462.407, quasi l’11 per cento della popolazione regionale. Ma è a livello provinciale che il dato alessandrino emerge con più forza: Alessandria guida la classifica delle province più coinvolte, davanti ad Asti (11,6 per cento), Novara (11,5 per cento), Vercelli (11,4 per cento) e Cuneo (11,3 per cento). Il ruolo della componente straniera nel territorio alessandrino non è solo demografico ma anche strutturale: secondo Ires, il forte calo delle nascite registrato in provincia (-9,2 per mille) viene bilanciato da un incremento migratorio (+11,3 per mille), tra i più alti in regione insieme a quello di Vercelli. È in sostanza la dinamica migratoria a mantenere in equilibrio la popolazione alessandrina, in un quadro regionale dove il saldo naturale resta negativo ovunque.
Ires segnala inoltre uno spostamento delle traiettorie migratorie storiche: le comunità marocchina e albanese, un tempo concentrate soprattutto nel torinese, mostrano oggi una centralità crescente nelle province di Cuneo e Alessandria, “in linea con le traiettorie delle catene migratorie”. La componente straniera regionale è più giovane di quella italiana: i minorenni sono il 20 per cento del totale (13 per cento tra gli italiani) e i nuovi nati da genitori entrambi stranieri sono il 18 per cento delle nascite in Piemonte. Segnali di stabilizzazione emergono comunque anche qui: il calo delle nascite tra gli stranieri (-30 per cento nel decennio) è più marcato che tra gli italiani (-24 per cento), e cresce la quota di over 65 (+10mila unità in 5 anni).
Le naturalizzazioni, invece, calano: 13.850 nel 2025 contro il picco di 19.208 del 2022, anche per effetto della Legge 74/2025, che ha reso più stringenti i requisiti di cittadinanza per discendenza.
Nel 2025 il 25,7 per cento dei nuovi contratti di lavoro dipendente in Piemonte ha riguardato persone straniere, in controtendenza rispetto al calo generale registrato per gli italiani. Persiste però una marcata segregazione occupazionale: il 44 per cento dei contratti con stranieri riguarda professioni non qualificate (19,1 per cento per gli italiani), mentre solo il 2 per cento richiede una laurea, contro il 23 per cento per gli italiani nelle professioni più qualificate. I settori trainanti restano agricoltura, altri servizi e turismo.
Un capitolo riguarda i corridoi lavorativi per rifugiati previsti dalla Legge 50/2023, che permettono a persone rifugiate nei Paesi di primo asilo di entrare in Italia con un regolare visto di lavoro dopo percorsi di formazione. A ottobre 2025 è stato firmato il primo Protocollo territoriale piemontese, che coinvolge la Prefettura di Torino, Regione Piemonte, Città di Torino, Unhcr, Unione Industriali e altri enti. Ad oggi in Piemonte sono arrivati 12 rifugiati assunti da 4 aziende, nei settori Ict e oreficeria, con nuovi progetti in arrivo su agroalimentare, socio-sanitario e turismo.
Qui potete scaricare e leggere la Relazione annuale






