Sono atterrati il 1° luglio a Fiumicino, con un volo proveniente da Addis Abeba, 27 profughi di nazionalità somala e sudanese. Il loro arrivo in Italia è stato reso possibile grazie al protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Conferenza episcopale italiana e i ministeri dell’Interno e degli Esteri, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba, del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Viminale e della Direzione Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie della Farnesina.

I nuclei familiari giunti in Italia, che comprendono anche 12 minori, erano da tempo ospitati nei campi profughi in Etiopia. I cittadini sudanesi, in gran parte originari della capitale Khartoum, si sono rifugiati nel Paese vicino dopo lo scoppio della guerra civile nel 2023, un conflitto che secondo le organizzazioni internazionali sta generando la più grave crisi umanitaria al mondo, con oltre 12 milioni di sfollati e rifugiati. I cittadini somali fuggono invece dalla violenza dei gruppi islamisti di Al-Shabaab, che continuano a tenere sotto il proprio controllo ampie porzioni del territorio nazionale.

Ad accogliere i profughi a Fiumicino, all’alba di martedì, sono stati i volontari della Comunità di Sant’Egidio insieme ad alcuni familiari, da anni residenti e integrati in Italia, in alcuni casi già cittadini italiani. I nuovi arrivati saranno ospitati a Roma e in Basilicata, Campania ed Emilia Romagna, e avviati da subito verso un percorso di integrazione che parte dall’apprendimento della lingua italiana e prosegue con l’inserimento lavorativo. Il progetto è sostenuto dai fondi dell’8×1000 destinati alla Chiesa cattolica, dalle risorse raccolte dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla disponibilità di cittadini che hanno messo a disposizione le proprie case, offrendo impegno gratuito e volontario.

I corridoi umanitari nascono come iniziativa della società civile e rappresentano, secondo i promotori, una dimostrazione concreta di come sia possibile coniugare la messa in sicurezza delle persone, sottraendole ai rischi dei viaggi in mare e alla tratta di esseri umani, con percorsi strutturati di accoglienza e integrazione. Una prassi che i promotori indicano come possibile modello replicabile a livello di singoli Stati e dell’intera Unione Europea. Dal febbraio 2016, attraverso questo strumento, sono stati accolti in Italia complessivamente 7.633 rifugiati.