Era il 29 febbraio del 2016, al terminal 5 di Fiumicino arrivarono dal Libano 97 profughi, per lo più famiglie di siriani che fuggivano dalla guerra in corso e che non avrebbero avuto modo di raggiungere l’Europa se non con i viaggi della disperazione nel mare Mediterraneo, come molti altri.
“Fu l’inizio di una storia felice, quella dei corridoi umanitari organizzati dalla società civile in accordo con lo Stato italiano, primo paese in Europa ad renderli possibili, ma poi anche con Francia, Belgio e Andorra”. La Comunità di Sant’Egidio, la Tavola Valdese e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia avevano sottoscritto nel dicembre 2015 un protocollo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno che prevedeva il rilascio di visti umanitari a rifugiati considerati “vulnerabili” e in fuga dalle guerre. Tutto a carico delle organizzazioni promotrici che si sarebbero occupate di trovare gli alloggi e avrebbero favorito l’integrazione con l’apprendimento della lingua, l’iscrizione dei figli a scuola e l’avviamento al mondo del lavoro. In altre parole l’autonomia e l’inserimento nella società italiana poco tempo dopo essere entrati in modo regolare, sicuro per sé, con un normale volo di linea e per gli altri. gli italiani che accolgono, e avere ottenuto lo status di rifugiato. Con le case di prima accoglienza offerte da associazioni e parrocchie, ma spesso anche da semplici cittadini: una mobilitazione a tutto campo della società civile e, in qualche caso, anche grazie all’impegno di alcuni piccoli borghi italiani a rischio di spopolamento.
Una via sicura e praticabile mentre continuano i drammatici viaggi nel deserto e nel Mediterraneo, con migliaia di morti, di cui quasi nessuno più parla, vergogna per l’Europa e ferita per l’Africa e gli altri continenti di provenienza” dichiarano da Sant’Egidio. Un modello vincente che successivamente è stato replicato da Sant’Egidio anche con altre associazioni e realtà ecclesiali e in altri paesi europei arrivando ad accogliere 7462 persone in Italia e 1130 in Europa. Tra le nazionalità accolte, oltre ai siriani, ci sono afgani, eritrei, sudanesi, somali, yemeniti e, da ultimo, palestinesi di Gaza.






