“I minori stranieri non accompagnati sono un tema di interesse nazionale. Dedichiamo una particolare attenzione perché le difficoltà sono di varia natura e riguardano i vari attori coinvolti: Cas, Sai, Prefettura, Questura, servizi sociali”. Francesco Farina, viceprefetto aggiunto e dirigente dell’area Tutela dei diritti civili, cittadinanza e immigrazione, ha aperto l’incontro sui msna e i percorsi di accoglienza all’interno di vissuti difficili, organizzato nell’ambito di Agoral 3, il progetto che ha la Prefettura di Alessandria come capofila e Codici Cooperativa Sociale, Associazione di Promozione Sociale Cambalache, Associazione Cultura e Sviluppo Alessandria e Cooperativa Sociale Coompany& come partner. L’appuntamento si è tenuto il 19 marzo scorso nella sala conferenze dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria.

“Altro fattore fondamentale è il flusso degli arrivi: sarebbe essenziale la programmazione per fornire ai migranti ciò che la legge prevede – ha sottolineato Farina – Ci sono stati periodi di grandi flussi, ora è più tranquillo”.

La legge 47/2017 (Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati) ha disciplinato il percorso dei msna in Italia. La normativa è riconosciuta tra le più avanzate anche a livello europeo ma ha comunque delle lacune. Il passaggio alla maggiore età è un periodo molto delicato e complesso. Le diverse tipologie dei permessi di soggiorno allungano i tempi del rilascio, le nomine dei tutori volontari non sono tempestive. La gestione dei minori può essere pertanto problematica ma in provincia di Alessandria la situazione è meno grave che altrove.

“Partendo dall’esperienza di questi anni abbiamo pensato ad un incontro di riflessione e di formazione – ha detto Iris Scaramozzino, funzionaria assistente sociale della Prefettura di Alessandria e responsabile del progetto Agoral – I ragazzi arrivano con una storia difficile sulle spalle, per ognuno di loro va costruito un percorso di accompagnamento. Se non si è bravi nell’accoglienza si perde tempo e il minore potrebbe intraprendere percorsi non corretti e non utili al suo percorso di integrazione. Molti si allontanano e non si ritrovano più”.

Roberto Leone, viceprefetto in servizio al Ministero dell’Interno, collegato da Roma, ha ricordato la definizione di msna e i bisogni legati al loro status. “Un minore straniero non accompagnato non ha cittadinanza italiana o dell’Unione europea e non ha adulti di riferimento. L’autorità giudiziaria minorile è l’unica che può stabilire chi è il responsabile del minore. Il principio cardine del sistema è il superiore interesse del minore stesso”. La Legge Zampa stabilisce una serie di principi e di norme di grande importanza come il divieto di respingimento alla frontiera e istituisce la figure del tutore volontario.

Leone ha spiegato che il numero di arrivi segue l’andamento degli sbarchi ma gli ingressi via terra sono più difficili da controllare. I minori a volte si allontanano andando spontaneamente in grandi città con condizioni di irregolarità e talvolta di illegalità. Il viceprefetto ha concluso annunciando che sono stati istituiti mille nuovi posti per la rete Sai che si aggiungeranno ai seimila già esistenti.

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“La devianza associata al fenomeno dei minorenni stranieri non accompagnati è molto frequente sul piano sociale e della comunicazione ma la realtà è diversa. Questi ragazzi hanno una maggiore vulnerabilità ma anche una maggiore maturità. Tra minorenni e maggiorenni non c’è un confine netto, nei comportamenti e nei modi di pensare il limite è labile e indeterminato. Ma per la giustizia penale e lo Stato la differenza è significativa e segna il destino della persona”. Il professor Franco Prina, ordinario di Sociologia giuridica e della devianza all’Università di Torino ha spiegato che il reato minorile è sempre esito di condizioni, condizionamenti e delle tante pressioni culturali e sociali.

“Bisogna evitare le semplificazioni su vissuti e comportamenti, comprendere non vuol dire giustificare. Ciò che esprimono i msna è l’esito di vicende esistenziali e dell’identità sociale. Le opportunità reali sono limitate e molto spesso connotate in senso deviante” ha detto ancora il professore. Servono grandi investimenti e competenze, specie per i mediatori culturali, nello scambio con le famiglie.

Percepirsi come considerati diversi dagli altri fa nascere sentimenti di ingiustizia. Prina ha spiegato che mancano misure alternative anche nella fase di custodia cautelare. La durate delle pene è diminuita per gli stranieri ma sono arrestati in numero maggiore Sono i reati predatori o di spaccio, come risposta a bisogni e desideri anche indotti, spesso accompagnati da agiti aggressivi e violenza, le espressioni di devianza che si osservano maggiormente tra adolescenti e giovani. “Prevenzione vuol dire investire in relazioni e supporto, proporre qualcosa di interessante per i ragazzi che si sentano valorizzati e non giudicati” ha concluso il professore.

Per i contenuti dell’intervento del professor Prina potete scaricare la presentazione

La risposta di Save the children ai bisogni di minori stranieri accompagnati e non e neomaggiorenni è il Programma Civico Zero. Nato a Roma nel nel 2009 come intervento su strada per i minori a rischio devianza, il Programma utilizza una metodologia caratterizzata da centri territoriali diurni di bassa soglia e da un approccio multidisciplinare e interculturale per la gestione della complessità inerente i bisogni identificati nella relazione con ragazzi e ragazze in arrivo, in transito o residenti in Italia, spesso portatori di vissuti traumatici. Come ha spiegato Samuele Cavallone, project coordinator di Save The Children, “la presa in carico è la relazione di cura. È importante un approccio multidisciplinare”.

Il primo asse di intervento riguarda la risposta ai bisogni primari in modo più veloce e adeguato possibile: dalle uscite sul territorio per intercettare i minori stranieri più vulnerabili e indirizzarli verso i centri, ai servizi di base quali lavatrici, docce, cibo, abiti puliti, al collocamento in servizi che assicurano pernotti gratuiti e sicuri, al primo orientamento sanitario.

La fase di empowerment serve per rafforzare la dimensione della socialità e della relazione tra pari, con le istituzioni e i cittadini e si basa su laboratori e attività ludico creative e sulla formazione linguistica.

Il terzo asse punta all’autonomia con uno sportello che ha l’obiettivo di supportare minori stranieri non accompagnati e giovani adulti, spesso in situazione di fragilità, nella ricerca di opportunità formative, lavorative e abitative attraverso colloqui individuali ed elaborazione di cv.

Per i contenuti dell’intervento del dottor Cavallone potete scaricare la presentazione