Quasi 5,6 milioni di cittadini stranieri residenti, il 9,4 per cento della popolazione, che producono quasi un decimo della ricchezza nazionale ma restano confinati nei lavori meno pagati e più esposti. È il quadro che emerge dalla 35a edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato il 19 ottobre a Roma e dedicato quest’anno alla distinzione tra confini e frontiere.
Il volume (Tau editrice), curato da Manuela De Marco e Simone Varisco con i disegni di Francesco Piobbichi, raccoglie in 360 pagine i contributi di 32 autrici e autori. Secondo il Rapporto, oggi le linee di separazione si moltiplicano mentre si restringono gli spazi di incontro e crescono i dispositivi di controllo a scapito della capacità di riconoscersi reciprocamente.
Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti in Italia sono quasi 5,6 milioni, circa 188 mila in più in un anno (+3,5 per cento): un contributo decisivo per attenuare il calo demografico del Paese. Romania, Albania e Marocco restano le principali provenienze, ma cresce il peso delle comunità asiatiche. Nel confronto europeo l’Italia registra una crescita più lenta: +13 per cento tra il 2013 e il 2023, contro il +51 della Germania, il +33 della Spagna e il +18 della Francia.
Nel 2025 i 2,6 milioni di occupati stranieri hanno generato 196 miliardi di euro di valore aggiunto, il 9,7 per cento del Pil, una quota superiore al loro peso sulla popolazione, e hanno versato 12,6 miliardi di Irpef. Eppure il reddito medio dei contribuenti stranieri si ferma intorno ai 17 mila euro annui, contro i quasi 27 mila dei nati in Italia. Il 29 per cento dei lavoratori stranieri svolge professioni non qualificate (l’8 per cento tra gli italiani), spesso con titoli di studio superiori alla mansione. Nei bilanci familiari il 60 per cento delle risorse copre i bisogni essenziali, il 17 per cento va in rimesse e solo il 13 per cento al risparmio.
Il Rapporto segnala inoltre il persistere di lavoro nero, sfruttamento e irregolarità contrattuali, con il lavoro su piattaforma indicato come nuova frontiera dello sfruttamento. Nella scuola restano divari negli apprendimenti e un più alto rischio di abbandono; i neet sono il 30 per cento tra i giovani con background migratorio, contro il 17 degli altri.
Tra i nodi critici, il Rapporto indica l’inefficienza e la scarsa trasparenza dei canali regolari di ingresso e l’assenza di strumenti che permettano di ottenere o mantenere il permesso di soggiorno riconoscendo i percorsi di integrazione già avviati. Un’indagine di Caritas Italiana sulle procedure legate al “Decreto flussi” evidenzia come queste possano celare indebitamento, dipendenza e irregolarità.
Un’indagine condotta presso i circa 400 uffici Caritas e Migrantes sul territorio mostra che il 67,4 per cento degli intervistati desidera restare in Italia. A rafforzare questa scelta sono il sostegno, la vicinanza e le relazioni trovate nella società e nell’associazionismo civile ed ecclesiale. Il volume include anche una ricerca sulla partecipazione civica dei giovani di origine straniera, un’indagine sulle comunità di immigrati cattolici e, per la prima volta, un censimento di sacerdoti, religiosi e religiose con cittadinanza non italiana attivi nel Paese.
Caritas e Migrantes hanno presentato un documento con dieci impegni urgenti per i decisori politici. Tra questi, l’introduzione di un permesso di soggiorno per “radicamento sociale” e un finanziamento adeguato del Fondo nazionale per le politiche migratorie. Nella prefazione, monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale di Migrantes, e don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ricordano le barriere ancora presenti nell’accesso a scuola, casa e lavoro e nel mantenimento della regolarità, invitando la politica ad assumere queste evidenze e ad agire.
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