L’Istat fotografa un paese sempre più dipendente dai flussi migratori dall’estero: nel 2025 il saldo migratorio internazionale sale a +296mila unità, un risultato reso possibile quasi interamente dall’apporto dei cittadini stranieri, mentre la componente italiana continua a registrare una perdita netta, seppure in attenuazione.

I dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente delineano un quadro in cui l’immigrazione straniera si conferma il principale motore della crescita demografica per via migratoria in Italia.

Nel 2025 le immigrazioni di cittadini stranieri si sono attestate a 383mila unità, con una lieve flessione del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente. Nonostante questa contrazione, gli ingressi dall’estero di persone straniere rappresentano oltre l’87 per cento del totale delle immigrazioni internazionali, confermandosi la componente largamente prevalente rispetto ai rimpatri di cittadini italiani, scesi a loro volta da 58mila a 56mila unità (-3,4 per cento).

È proprio questo apporto a spiegare l’andamento complessivo del saldo migratorio con l’estero, salito da +263mila nel 2024 a +296mila nel 2025. Per la componente straniera il bilancio resta ampiamente positivo e in ulteriore crescita, passando da +345mila a +348mila, mentre per gli italiani il saldo, pur restando negativo, si riduce da -83mila a -53mila, complice il netto calo degli espatri (da 141mila a 109mila, -22,7%) seguito all’introduzione di norme più stringenti sull’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

L’incidenza della componente straniera non si limita ai flussi con l’estero, ma si riflette anche nella mobilità tra i Comuni italiani. Nel 2025 i trasferimenti di residenza interni tornano a crescere, raggiungendo 1 milione 455mila movimenti, oltre 70mila in più rispetto al 2024 (+5,1 per cento).

Se la crescita ha riguardato sia italiani (+34mila) sia stranieri (+36mila), l’accelerazione relativa è stata molto più marcata per questi ultimi: +14,8 per cento contro il +3 per cento degli italiani. Il risultato è un aumento del peso degli stranieri sul totale dei trasferimenti interni, passato dal 17,9 per cento del 2024 al 19,5 del 2025. Un segnale di una popolazione straniera sempre più radicata e mobile sul territorio nazionale, non solo in ingresso dall’estero ma anche negli spostamenti interregionali.

Il confronto tra le due componenti, italiana e straniera, restituisce un quadro chiaro: mentre la mobilità degli italiani verso l’estero si ridimensiona dopo il picco del 2024 e quella interna resta relativamente stabile, è la presenza straniera a garantire dinamismo e tenuta demografica al sistema migratorio italiano. Le immigrazioni dall’estero di cittadini stranieri, pur in leggera flessione, restano su livelli storicamente elevati, e il saldo netto positivo che ne deriva compensa ampiamente le perdite della componente italiana.

Anche sul fronte delle emigrazioni verso l’estero, il calo ha interessato in misura significativa la popolazione straniera (-26,5 per cento), segno di una maggiore stabilizzazione anche di chi, arrivato in Italia negli anni scorsi, sceglie sempre più spesso di rimanere nel Paese piuttosto che proseguire un percorso migratorio verso altre destinazioni.

Sul piano territoriale, la mobilità interna continua a favorire le regioni del Centro-Nord, con l’Emilia-Romagna che si conferma l’area a maggiore capacità attrattiva anche nei confronti dei flussi provenienti dal Mezzogiorno (+2,1 per mille il tasso migratorio interno). Un dato che, letto insieme alla crescita della componente straniera nei trasferimenti tra Comuni, restituisce l’immagine di un Paese in cui i movimenti della popolazione straniera si intrecciano sempre più con le dinamiche migratorie interne, contribuendo a ridisegnare la geografia demografica delle diverse aree del territorio nazionale.