Oltre 70mila migranti hanno raggiunto a fine luglio l’enclave spagnola di Ceuta partendo dal Marocco, in una delle più gravi crisi migratorie dell’ultimo mezzo secolo. Quasi cento le vittime nel tentativo. Molti dei superstiti sono minorenni, e per loro l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza italiana lancia un appello: vanno accolti e protetti immediatamente dal rischio di finire nelle reti criminali o nei circuiti della pedopornografia.
“Questi minori non possono non essere accolti e immediatamente protetti dal rischio di ingaggio nelle reti criminali e di sfruttamento da parte della pedopornografia”, ha dichiarato Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Il tema dei minori stranieri non accompagnati è da tempo al centro dell’attenzione dell’Autorità garante, che nell’ambito di un progetto finanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione dell’Unione Europea si occupa della formazione dei tutori volontari per i ragazzi che arrivano in Italia, otto casi su dieci via mare, e che, in base alle convenzioni internazionali e alle leggi nazionali, non possono essere respinti.
Secondo l’Autorità garante, il sistema dell’accoglienza presenta da tempo criticità significative, aggravate da un cambiamento del profilo dei minori accolti. Una recente ricerca del Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale) evidenzia come i “nuovi” msna siano più fragili rispetto alle generazioni precedenti e meno orientati all’obiettivo dell’inserimento e della regolarizzazione. Si tratta di ragazzi segnati da esperienze traumatiche legate al viaggio migratorio, da deprivazioni affettive, carenze educative, disturbi psicologici spesso non diagnosticati, uso o abuso di sostanze e condizioni di marginalità estrema.
L’assenza di riferimenti familiari, combinata a questi fattori, può favorire comportamenti a rischio e un coinvolgimento precoce nel sistema penale minorile. Il sistema di accoglienza, sottolinea l’Autorità garante, fatica strutturalmente a intercettare tempestivamente i bisogni complessi dei ragazzi, con il rischio che le misure adottate finiscano per consolidare, anziché ridurre, le condizioni di vulnerabilità.
I dati citati dal report Cespi sono netti: i minori migranti soli, quasi esclusivamente maschi, con un’età media tra i 16 e i 17 anni, corrono un rischio di entrare in contatto con la giustizia quasi sei volte superiore rispetto alla popolazione generale dei minori in Italia. Le ragioni sono molteplici: iniziativa individuale, coinvolgimento da parte di connazionali più grandi, necessità di sostenere economicamente la famiglia d’origine, di ripagare il debito migratorio o di costruirsi un’identità sociale attraverso beni materiali e status symbol.
Per approfondire questo nesso, l’Agia ha avviato il progetto di ricerca “Minori stranieri non accompagnati, accoglienza e rischio criminalità”, che analizzerà in particolare la relazione tra comportamenti devianti, filiere migratorie specifiche e modalità di accoglienza. I risultati saranno presentati a settembre.
Per Terragni, la vera sfida è culturale prima ancora che operativa: “Divisi e contrapposti tra ‘angelizzazione’ e criminalizzazione dei giovanissimi migranti, rischiamo di non sapere leggere realisticamente il fenomeno e di ritardare l’adozione di misure adeguate a realizzare le loro aspirazioni a una vita migliore e, in un’ottica win-win, le non meno legittime aspettative della nostra società a trarre il meglio dalla loro inclusione”.






