foto: Lorenzo Pallini per Save the Children

La scuola italiana è sempre più multiculturale, ma non ancora inclusiva. Lo conferma il rapporto Chiamami col mio nome diffuso da Save the Children, che fotografa le diseguaglianze vissute da migliaia di ragazze e ragazzi senza cittadinanza italiana.

Nello scorso anno scolastico, circa 865mila alunni (uno su otto) non avevano la cittadinanza. Un dato quadruplicato negli ultimi vent’anni, che però non ha trovato un adeguato riscontro nelle politiche educative. La maggior parte di questi studenti (oltre il 65 per cento) è nata in Italia, ma il loro percorso resta più accidentato rispetto ai coetanei: il 26,4 per cento accumula almeno un anno di ritardo, contro il 7,9 per cento degli italiani, e più di un quarto non porta a termine le superiori.

Le difficoltà si concentrano soprattutto tra gli studenti di prima generazione, con una dispersione scolastica implicita che raggiunge il 22,5 per cento. La situazione migliora nelle seconde generazioni, ma il divario con i coetanei italiani resta evidente, anche nei risultati Invalsi: punteggi più bassi in italiano e matematica, migliori in inglese.

Le radici di queste disuguaglianze sono molteplici. Oltre al fattore economico, quasi la metà delle famiglie con entrambi i genitori stranieri vive in povertà assoluta, pesano le scelte scolastiche condizionate da stereotipi e da fenomeni di segregazione, come il white flight, che porta le famiglie italiane a spostare i propri figli da scuole con un’alta presenza di alunni stranieri. Ne deriva una minore propensione ad affrontare i percorsi liceali e universitari: solo il 3,9 per cento degli iscritti agli atenei italiani non ha la cittadinanza, un dato che limita le prospettive occupazionali e condanna molti giovani a lavori meno qualificati.

Eppure l’istruzione rimane un valore fortemente sentito dai ragazzi e dalle loro famiglie, che vedono nella scuola la strada per l’integrazione e la realizzazione personale. Non mancano testimonianze di studenti determinati a superare gli ostacoli, spesso grazie al sostegno di tutor o associazioni, ma anche delusione per un orientamento scolastico percepito come penalizzante. Alcuni raccontano di essere stati scoraggiati a scegliere il liceo, nonostante i buoni risultati.

Il rapporto evidenzia anche l’effetto positivo della cittadinanza: quando viene riconosciuta, gli studenti compiono scelte più simili ai coetanei italiani e ottengono risultati migliori. Secondo uno studio del think tank Tortuga, garantire la cittadinanza alle seconde generazioni porterebbe benefici anche all’intero Paese, generando ritorni economici significativi in termini di occupazione e contributi fiscali.

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